LA TERAPIA DELL’IPERIDROSI: UN PROBLEMA, MILLE SFACCETTATURE
Prendo spunto da un meeting a cui ho di recente partecipato per parlare di un argomento poco trattato dai media e anche dagli stessi medici, ma che è molto diffuso: l’iperidrosi, cioè l’eccessiva sudorazione.
Si tratta di un disturbo che colpisce l’1-2% della popolazione, quindi frequente, ma di cui si parla poco, sia da parte di chi ne soffre, per l’imbarazzo che spesso crea, sia da chi dovrebbe curarlo, cioè il personale medico, perché non viene considerato una vera e propria malattia. Infatti non lo è, ma, per il grande disagio che può causare, è giusto, secondo me, chiarirne qualche concetto.
A parte l’iperidrosi secondaria a condizioni e malattie di vario tipo (obesità, menopausa, ipertiroidismo, linfomi, ecc.), che, ovviamente, vanno riconosciute e curate, la più diffusa è l’iperidrosi primaria o essenziale, causata da una maggiore sollecitazione delle ghiandole sudoripare da parte del Sistema Nervoso Autonomo o Simpatico, che è deputato, tra le altre cose, anche alla regolazione e al corretto mantenimento della temperatura corporea. Nella forma primaria, quindi, non c’è una causa vera e propria, ma si nota soltanto una maggiore produzione di sudore a seguito di piccole emozioni o, nei casi più importanti, anche in assenza di esse.
Si manifesta soprattutto alle ascelle, ma anche al palmo delle mani, alla pianta dei piedi e, nel 10% dei casi, alla testa.
Spesso insorge nell’adolescenza ed è quasi sempre correlata ad una maggiore sensibilità interiore verso gli stimoli quotidiani, che vengono affrontati con stress. L’evidente sudorazione, poi, tende a creare ansia e, di conseguenza, la produzione di sudore aumenta, formando un circolo vizioso difficile da spezzare.
Sudare troppo imbarazza, macchia i vestiti e complica le relazioni sociali e lavorative. Nei casi più importanti si possono avere delle conseguenze pratiche serie, quali avere difficoltà ad afferrare un oggetto, a sfogliare un libro, a stringere la mano per salutare, a tenere il volante.
E’ necessario, quindi, cercare la maniera di migliorare la qualità della vita di chi è affetto da iperidrosi.
Che fare?
I rimedi sono di vario tipo e la loro efficacia dipende molto dall’entità del disturbo.
In prima battuta si usano, naturalmente, gli antitraspiranti, facilmente reperibili in commercio sotto varie forme (spray, crema, ecc.). Tutti contengo sali di alluminio a varia concentrazione, non servono per l’iperidrosi delle mani e della testa e sono efficaci solo nelle forme limitate, non gravi.
Per l’ipersudorazione delle mani e dei piedi si utilizza la ionoforesi, una terapia che sfrutta il passaggio di corrente elettrica alla pelle attraverso l’acqua, è abbastanza efficace ma le sedute sono lunghe e vanno ripetute spesso per mantenere lo stato di benessere raggiunto.
Per la regolazione del sudore esistono anche farmaci a base di principi attivi anticolinergici, ma si preferisce non utilizzarli, se non in casi particolari e per brevi periodi, a causa degli effetti collaterali che possono produrre, quali secchezza della bocca, insonnia e vista confusa.
Una terapia molto efficace, benché temporanea, è quella che utilizza la tossina botulinica. Si tratta di un farmaco usato da decenni in medicina per la cura degli spasmi muscolari, in certi tipi di emicrania e, più recentemente, per attenuare le rughe del volto. Esso viene somministrato mediante tante piccole punture con aghi sottilissimi, in particolare a livello delle ascelle, ma anche sul palmo delle mani, sulla pianta dei piedi e sulla testa.
Le iniezioni a livello delle ascelle sono ben tollerabili, mentre, prima di agire sulle mani e sui piedi, si preferisce eseguire un’anestesia tronculare, cioè si addormenta con un anestetico locale il nervo o i nervi deputati all’innervazione di queste sedi. Il beneficio generalmente è grande, anche nei casi più gravi, perché si produce il blocco o la forte diminuzione della sudorazione, dura circa sei mesi e, se ripetuto costantemente nel tempo, alcuni soggetti sono riusciti a rimanere liberi dalla sudorazione persino per 2 anni.

Ma la chirurgia può fare qualcosa nella cura dell’iperidrosi?
Fino a poco tempo fa chi soffriva di forme gravi di iperidrosi ascellare veniva sottoposto ad intervento di asportazione di parte della pelle dell’ascella o al suo “assottigliamento” in profondità, ma ciò lascia sempre una cicatrice più o meno accettabile.
Sempre a livello ascellare, un approccio meno invasivo è la lipoaspirazione, che, se eseguita molto superficialmente, immediatamente sotto la cute, ha buone possibilità di distruggere le ghiandole sudoripare, diminuendo fortemente, così, la sudorazione.
Nei casi più severi può essere indicata la simpatectomia per via endoscopica. Si tratta di un intervento di chirurgia generale che prevede l’interruzione della terminazione del nervo simpatico (che decorre vicino alle vertebre, dietro ai polmoni) responsabile del maggior stimolo alle ghiandole sudoripare delle mani o della testa, mentre funziona meno bene per le ascelle ed i piedi. Anche con le tecniche endoscopiche più recenti si può andare incontro, in alcuni casi, ad un aumento della sudorazione in altre parti del corpo ( iperidrosi compensatoria), per es. del torace, fenomeno a volte solo temporaneo, altre volte permanente.

Da queste poche righe si può notare come le possibilità terapeutiche siano tante, da quelle più semplici a quelle più complesse, ma per capire quale possa essere la più adatta al proprio caso è sempre necessario consultare uno specialista che, considerando i dati clinici e mettendoli a confronto con le esigenze di ognuno, possa consigliare la strada migliore per affrontare il “problema iperidrosi”.


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